Philips PUS8500 e PUS9000: cosa montano e cosa si può togliere
· 7 min di lettura
| Sistema | Titan OS; non è Android |
|---|---|
| ADB | Non disponibile |
| Sideload | Non ammesso |
| Memoria | 8 GB di memoria flash in entrambe le serie |
| Pannello | QLED LCD secondo la scheda del regolamento europeo |
| Frequenza | 60 Hz il PUS8500; 120 Hz il PUS9000, e 144 nei 65" e 75" |
| HDR | HDR10, HDR10+ e HLG; Dolby Vision solo sul PUS9000 |
| Audio | 20 W su tutte le misure del PUS8500; da 20 a 50 W sul PUS9000 |
| Connessioni | 3 HDMI sul PUS8500 con eARC sull'1; 4 sul PUS9000 con eARC sul 2 |
| Misure | 43", 50", 55", 65", 75" e 85" in entrambe le serie |
| Aggiornamenti | 8 anni garantiti nella scheda regolamentata UE |
| Microfono | Nel telecomando; la scheda UE dichiara nessun sensore vocale nel TV |
| Reversibile | Sì, e alcuni aggiornamenti riattivano le impostazioni |
Questo sito parla soprattutto di collegare il televisore via ADB, elencare i pacchetti e disattivare quelli di troppo. Prima di andare avanti devi sapere che su un Philips PUS tutto questo non si può fare, e che la gamma PUS è di gran lunga la più venduta della casa.
I PUS non montano Android. Montano Titan OS, il sistema proprietario di
Philips, ed è chiuso: niente ADB, niente pm disable, nessun elenco di
pacchetti da raggiungere. Chi compra un Philips economico pensando di ripulirlo
come un Android TV ha sbagliato apparecchio.
La parte utile viene dopo, perché si può comunque ridurre parecchio di quello che il televisore fa per conto suo. Solo per un'altra strada.
Dentro la gamma PUS convivono due sistemi
Ed è la cosa che quasi nessuno racconta. Controllando la scheda prodotto di
Philips modello per modello, il PUS8100 dichiara OS: Google TV™ e 16 GB di
memoria, mentre PUS7000, PUS7200, PUS8000, PUS8200, PUS8400,
PUS8500, PUS8600 e PUS9000 dichiarano tutti OS: TITAN OS e 8 GB. Il
depliant ufficiale intitola il PUS8100 «The Ambilight TV with Google».
Vale a dire: due televisori della stessa famiglia, identici sullo scaffale, cento euro di differenza, con sistemi che non hanno niente in comune. Uno accetta tutto quello che spiega questo sito, l'altro non accetta niente.
Quindi la prima cosa, prima di comprare e prima di leggere oltre: guarda il
numero esatto. Non «un Philips da 55», ma 55PUS8500/12 oppure
55PUS8100/12. Sta sull'etichetta posteriore e sulla scatola, e a decidere è
il numero di mezzo.
Cosa sono il PUS8500 e il PUS9000
Sono entrambi la fascia LED alta di Philips con Titan OS, esistono entrambi in sei misure da 43 a 85 pollici e hanno entrambi l'Ambilight su tre lati. Le somiglianze finiscono qui.
Il PUS8500 è un pannello da 60 Hz con motore Pixel Precise Ultra HD, tre HDMI con eARC sulla prima, 20 W di audio su tutte le misure e HDR10, HDR10+ e HLG. Niente Dolby Vision.
Il PUS9000 (quello che Philips chiama «The One») ha 120 Hz nativi, il motore P5, quattro HDMI con eARC sulla seconda, VRR dichiarato a 144 Hz e in più il Dolby Vision. L'audio va dai 20 W del 43 pollici ai 40 W del 55 e del 65, e ai 50 W del 75 e dell'85.
E una trappola dentro la serie stessa: i 144 Hz nativi ci sono solo sul 65 e sul 75 pollici. Il 43, il 50, il 55 e l'85 sono da 120 Hz. Comprare l'85 grande aspettandosi il pannello più veloce della gamma è denaro buttato.
Una nota di onestà sulle schede: su quella dell'85PUS8500_12 Philips scrive
«LED Full HD» nel campo dello schermo e 3840 x 2160p due righe più sotto. È
un errore del loro stesso database, non un televisore Full HD da 85 pollici, ma
spiega perché conviene leggere la scheda intera e non un campo isolato.
E un dato che compare solo nella scheda regolamentata e non nel depliant: la standby in rete consuma 2,0 W in entrambe le serie, mentre lo standby normale resta sotto 0,5 W sul PUS8500 e sotto 0,3 W sul PUS9000. Tenere il televisore raggiungibile in rete mentre è spento costa cioè quattro volte più che spegnerlo davvero. Non sono molti soldi all'anno, ma descrivono piuttosto bene cosa sta facendo l'apparecchio quando pensi che non faccia nulla.
Cosa non si può fare, per quanto tu legga
Installare applicazioni che non stanno nello store di Titan OS. Non c'è sideload.
Disattivare componenti di sistema. L'elenco non esiste.
Cambiare il launcher. La schermata iniziale di Titan OS è l'unica che c'è.
E disinstallare le applicazioni preinstallate: il manuale ufficiale non documenta alcun modo per farlo. Il suo capitolo sulle app spiega come sfogliarle e installarle e non dice nulla su come toglierle. Se il tuo firmware offre un'opzione di eliminazione, usala; ma non contarci, perché Philips non la promette.
Cosa si può fare: le impostazioni sulla privacy
Qui sta quasi tutto il risultato, ed è sepolto in un sottomenu.
Il manuale dà il percorso esatto: Home → Impostazioni → Impostazioni generali → Impostazioni sulla privacy. Dentro ci sono tre cose.
Il centro preferenze privacy, dove rivedi e cambi i consensi che hai accettato nella configurazione iniziale senza leggerli.
L'ID pubblicitario, il numero con cui il tuo televisore si presenta alle reti di annunci. Si può vedere e, premendo OK, sostituire con uno nuovo a caso. Farlo ogni tanto spezza il profilo accumulato.
E la limitazione del tracciamento pubblicitario. Qui conviene citare il manuale, che è più chiaro di qualsiasi riassunto: una volta attivata, «la pubblicità potrebbe essere meno rilevante per te. Questo non influirà sul numero di annunci mostrati». Toglie il profilo, non gli annunci.
I canali di streaming gratuiti sono pubblicità
Titan OS offre una sorgente chiamata Streaming con canali gratuiti che si aggiungono da soli alla guida. Il manuale lo dice senza giri di parole: sono canali «finanziati dalla pubblicità», e per installarli bisogna accettare condizioni d'uso e informativa sulla privacy loro.
Se non li usi, non installarli. E se ci sono già, tieni presente che le impostazioni pubblicitarie di prima esistono proprio per loro.
HbbTV: quattro interruttori che quasi nessuno tocca
Anche la televisione di sempre guarda. In Home → Impostazioni → Canali → Impostazioni HbbTV ci sono quattro voci che meritano due minuti.
HbbTV accende o spegne l'intero servizio. Il tracciamento HbbTV, per dirla
con il manuale, «informerà i servizi HbbTV di non tracciare il tuo
comportamento di navigazione». I cookie HbbTV controllano l'archiviazione dei
cookie di terze parti. E ci sono altri due pulsanti: reimpostare
l'identificatore univoco del televisore, che ne crea uno nuovo, e cancellare
l'elenco delle applicazioni HbbTV che hai autorizzato.
È tracciamento via antenna e via cavo, non via internet, e si spegne senza toccare nient'altro.
Il microfono è nel telecomando, non nel televisore
Questi modelli hanno Amazon Alexa integrato e funzionano con Google Home, cosa che di solito preoccupa. La scheda del regolamento europeo chiarisce il punto: nella sezione dei sensori dichiara «sensore di riconoscimento vocale: no» e «sensore di presenza nella stanza: no».
Il microfono sta nel telecomando e si attiva premendo. Il televisore non ascolta la stanza da solo.
Cosa TP Vision ammette di raccogliere
Philips pubblica, insieme a ogni modello, un'informativa precontrattuale ai sensi del regolamento europeo sui dati. È il documento più franco di tutto il materiale ufficiale, e dice così: i televisori generano dati in formato JSON, «circa 1 TB al giorno, generati da ~11 milioni di dispositivi», cioè «~100k record di dati per dispositivo al giorno in media». Si conservano da uno a nove mesi.
Cosa contengono: stato di accensione e spegnimento, interazioni d'uso come i cambi di volume e i comandi del telecomando, stato della connessione, impostazioni di immagine e audio, diagnostica e firmware. E una frase da leggere per intero: i dati di contenuto, «p. es. i contenuti multimediali visualizzati», non fanno parte degli insiemi di dati accessibili.
Quello che riguarda te è la fine dell'informativa: riconosce il diritto di
accesso, di cancellazione e di portabilità, e indica un indirizzo,
[email protected], e l'informativa privacy di TP Vision come strada. In un
sistema dove via software non si disattiva niente, quella è l'unica leva che
arriva a ciò che è già uscito di casa.
L'Ambilight non si tocca, e otto anni di aggiornamenti
Due punti finali, entrambi rassicuranti.
L'Ambilight sta nel firmware, sotto il sistema. Niente di questa pagina lo tocca.
E la scheda regolamentata europea di entrambe le serie dichiara otto anni di disponibilità garantita degli aggiornamenti software e firmware dalla fine dell'immissione sul mercato, sette anni di ricambi e sette di assistenza. È più di quanto offrano quasi tutti. Che il sistema sia chiuso non vuol dire che resterà abbandonato.
Se ne hai uno
Per chiudere questa scheda manca quello che può dare solo chi ce l'ha davanti: se il tuo Titan OS ti lascia disinstallare qualche applicazione, quale, e se un aggiornamento ti ha rimesso a posto le impostazioni sulla privacy. Così si documenta, con i dati, un sistema di cui quasi nessuno scrive.