TCL P6L, P7L e P8L: cosa montano di fabbrica e cosa si può togliere
· 8 min di lettura
| Anno | 2026 |
|---|---|
| Sistema | Google TV su tutte e tre |
| Risoluzione | 4K UHD |
| Pannello | HVA su tutte e tre; Mini LED solo sul P8L |
| Frequenza | 144 Hz nativi il P8L; 60 Hz il P7L e il P6L |
| Luminosità | 450 nit il P8L, 400 il P7L, 280 il P6L |
| Colore | 93 % DCI-P3 il P8L e il P7L; 72 % NTSC il P6L |
| HDR | Dolby Vision sul P8L e sul P7L; il P6L non ce l’ha |
| Memoria | TCL non la pubblica per nessuna delle tre |
| Audio | Onkyo solo su certe diagonali; vedi sotto |
| Connessioni | HDMI 2.1 con eARC, e Wi-Fi 5 su tutte e tre |
| Formati | 43" a 85" il P7L; 55" a 98" il P8L; 55" a 75" il P6L |
Queste tre serie sono la parte accessibile del catalogo TCL per il 2026, e tutte e tre montano Google TV. In negozio sembrano quasi identiche: stesso aspetto, stesso sistema, nomi consecutivi.
Dentro sono tre televisori piuttosto diversi, e le differenze non stanno dove uno se le aspetta. Vediamole prima di parlare di applicazioni, perché se stai ancora scegliendo questo conta di più.
La differenza che nessuno ti spiegherà: il colore
Cominciamo da quella che si nota di più guardando un film e che compare di meno nei volantini.
Il P8L e il P7L dichiarano di coprire il 93 % dello spazio DCI-P3, lo standard con cui si masterizza il cinema.
Il P6L dichiara il 72 % di NTSC, che è una scala diversa e molto più modesta: in sostanza il colore di base di sempre, senza estensione di gamma.
Che usino due metri di misura diversi è già un indizio. Tradotto in quello che vedi: sul P6L i rossi intensi, gli aranci di un tramonto e i verdi di un paesaggio escono spenti rispetto agli altri due. Non è una differenza sottile, e non si aggiusta con le regolazioni.
E c’è una seconda conseguenza, agganciata alla prima: il P6L non supporta il Dolby Vision. La sua scheda lo dice con un «No» secco in quel campo, mentre il P7L e il P8L ce l’hanno.
La frequenza, dove il P8L si stacca
Il P8L è l’unico dei tre con pannello ad alta frequenza, e TCL lo dichiara senza giri di parole: fra i suoi punti di forza c’è scritto letteralmente «144Hz Native Refresh Rate». Frequenza nativa, con quella parola.
Vale la pena segnalarlo perché non è la norma nemmeno dentro TCL stessa: il C7L, che è un modello parecchio più caro, non usa la parola «nativa» da nessuna parte nella sua pagina, e la sua etichetta energetica europea dichiara 120 Hz. Qui invece lo dicono chiaro.
Il P7L e il P6L vanno a 60 Hz. Il P6L aggiunge che arriva a 120 con il DLG, la tecnica che divide l’immagine e raddoppia le righe a spese della risoluzione verticale. Non è la stessa cosa di un pannello da 120.
Se giochi, il P8L è l’unico dei tre che abbia senso.
La luminosità, gradino per gradino
- P8L: 450 nit tipici.
- P7L: 400 nit tipici, e 450 su quello da 85 pollici.
- P6L: fra 270 e 330 a seconda della diagonale, con 280 come cifra abituale.
Nessuno dei tre è un televisore HDR vero; sono cifre da fascia bassa e media. Ma la distanza fra il P6L e il P8L è reale, soprattutto in un salotto con luce di giorno.
L’audio, e una trappola in base alla diagonale
Qui bisogna leggere le righe in basso, perché il sistema audio non è lo stesso su tutte le diagonali della stessa serie.
Sul P8L TCL lo chiarisce così: il sistema Onkyo 2.1 sta su quelli da 85, 75 e 65 pollici, e quello da 55 usa altoparlanti 2.0. Cioè il P8L piccolo non ha il subwoofer che la serie annuncia.
Sul P7L è ancora più restrittivo: l’Onkyo 2.1 sta solo su quello da 85 pollici. Quelli da 75, 65, 55, 50 e 43 usano 2.0.
Quindi se compri un P7L per il suo audio Onkyo e non prendi quello da 85, non lo stai comprando. Anche la potenza scala: da 2 × 10 W sui piccoli fino a 2 × 10 W più 20 W di subwoofer sui grandi.
Quello che TCL non pubblica per nessuna delle tre
Né RAM né archiviazione. Non compaiono in nessuna fonte. E nella fascia bassa questo pesa più che in alto: quando l’archiviazione si riempie, le applicazioni smettono di aggiornarsi e alla fine il televisore non riesce ad applicare il proprio aggiornamento di sistema.
Puoi scoprirlo da solo, e dovresti farlo prima di installare altro. Con ADB
collegato, df -h /data ti dice quanto ce n’è e quanto ne resta libero, e
cat /proc/meminfo | head -1 ti dà la memoria totale. Se ti restano meno di
due giga liberi, la pulizia che spiega questa pagina smette di essere
facoltativa.
La versione di Android. Dicono «Google TV» e lì si ferma.
Un altro appunto: tutte e tre montano Wi-Fi 5, non Wi-Fi 6. È quello che ci si aspetta in questa fascia, ma conviene saperlo se il router è lontano.
Un dettaglio su dove si vendono
Nella scheda tecnica di TCL c’è un campo chiamato «mercato principale», e in queste tre serie non dice Europa: il P8L indica America Latina, il P7L America Latina e Asia-Pacifico, e il P6L Asia-Pacifico più Medio Oriente e Africa.
Compaiono sul sito europeo di TCL, quindi qui si vendono. Ma non sono serie pensate prima di tutto per questo mercato, e a volte questo si traduce in meno negozi, meno scorte e garanzie gestite in modo diverso. Non è un motivo per scartarle; è un motivo per comprarle dove puoi reclamare con comodo.
Come sapere se questa scheda è quella del tuo televisore
In Impostazioni → Sistema → Informazioni compaiono il modello e la versione
di Android. Con ADB, getprop ro.product.model dà lo stesso senza passare dai
menu.
Il nome della serie sta in fondo al modello: 55P8L, 43P7L, 65P6L. Tutte e
tre condividono il sistema, quindi da qui in avanti vale tutto per tutte e tre.
Cosa montano di fabbrica
Quello di Google. Il launcher (com.google.android.tvlauncher), il motore
di raccomandazioni (com.google.android.tvrecommendations), la ricerca vocale
(com.google.android.katniss) e i servizi (com.google.android.gms). È lo
strato che decide cosa vedi all’accensione.
Quello di TCL. Le sue applicazioni di canali e qualche assistente di configurazione. I nomi esatti cambiano fra versioni di firmware, quindi elenca i tuoi invece di fidarti di una lista copiata da internet.
Quello degli altri. Netflix, Prime Video, Disney+ e compagnia arrivano installate per accordo commerciale, non perché il televisore ne abbia bisogno.
Cosa si toglie senza pensarci troppo
Le applicazioni di streaming che non usi. In un televisore di cui non conosci l’archiviazione finché non la guardi, ognuna è spazio che forse ti servirà. Se domani ti abboni a qualcuna, si reinstalla dal negozio in due minuti.
I canali di contenuto gratuito che riempiono la schermata iniziale sono il secondo caso evidente.
Cosa conviene guardare prima
Il motore di raccomandazioni. Toglierlo lascia pulita la schermata iniziale, ma svuota anche la riga «continua a guardare», che in una casa con più persone si sente mancare.
E prima di toccare qualsiasi pacchetto, entra nelle impostazioni sulla privacy e guarda cosa sta condividendo il televisore. Da lì si riduce parecchio, senza ADB e senza alcun rischio.
Cosa non bisogna toccare
I servizi Google Play. Sono la base del negozio, degli account e di buona parte delle applicazioni. Senza di loro il televisore si accende e poco altro.
Il launcher, finché non ne hai un altro installato e funzionante. Un televisore senza launcher si accende su uno schermo nero, e rimediare con il solo telecomando è molto più difficile che averci pensato prima.
Tutto quello che comincia per com.android. senza sapere cos’è:
com.android.systemui è l’interfaccia del sistema e com.android.settings
sono le impostazioni stesse.
E tutto ciò che riguarda l’HDMI e il controllo dei dispositivi esterni, da cui passa l’eARC che montano tutte e tre le serie.
Cosa si nota davvero
Su questi televisori, più che su quelli cari. Con un processore di fascia bassa, ogni cosa che smette di girare in sottofondo si sente quando navighi nei menu e nei secondi dopo l’accensione.
Quello che non cambia: il colore, la luminosità, la frequenza e l’audio. Niente di tutto questo dipende dalle applicazioni installate, e nessuna pulizia darà al P6L il Dolby Vision che non ha.
Se l’hardware ti sta stretto
Se dopo la pulizia continua a faticare, la via d’uscita ragionevole è tenerlo come schermo e metterci davanti un lettore esterno. Il pannello resterà quello, che è ciò per cui hai pagato, e l’interfaccia diventerà una che puoi scegliere.
Tutto questo si disfa
I pacchetti disattivati da ADB tornano con un comando, e un ripristino di fabbrica riporta il televisore esattamente allo stato in cui è uscito dalla scatola. Qui non si tocca il sistema: si dice soltanto al televisore di non caricare qualcosa che era già installato.
Se ne hai uno
Di queste tre serie manca proprio quello che TCL non racconta: l’uscita di
df -h /data e di cat /proc/meminfo. Sono televisori di fascia
accessibile, che è esattamente dove la memoria decide quanti anni reggono, e
oggi non c’è un solo dato pubblicato. Con due o tre risposte per serie, questa
scheda potrebbe dirlo.